
I Problemi della Pedagogia
Primo semestre 2026
Sommario
Grazia Angeloni
Il burnout dei dirigenti scolastici costituisce una delle principali criticità emergenti nelle organizzazioni educative contemporanee, sempre più caratterizzate da elevata complessità normativa, gestionale e relazionale. La letteratura internazionale evidenzia come tale fenomeno non possa essere ricondotto esclusivamente a variabili individuali, ma debba essere interpretato alla luce delle dinamiche organizzative e culturali che attraversano le istituzioni scolastiche. In questo quadro, il presente contributo introduce e sviluppa il concetto di culture ortogonali per analizzare la coesistenza di sistemi culturali differenti – professionali, amministrativi, normativi e informali – che operano secondo assi non allineati all’interno delle scuole. Attraverso un’analisi teorico-critica integrata dei contributi provenienti dagli organizational studies, dalla sociologia dell’educazione e dalla ricerca sul burnout, il presente lavoro esplora in che modo la mancata integrazione tra culture ortogonali possa generare sovraccarico decisionale, ambiguità di ruolo e stress cronico nella funzione dirigenziale. Al contempo, viene proposta una rilettura della pluralità culturale come potenziale leva preventiva, qualora sostenuta da dispositivi organizzativi, pratiche di leadership distribuita e meccanismi di mediazione simbolica e operativa. Il contributo sviluppa un quadro concettuale per la comprensione del burnout nella leadership scolastica, enfatizzando l’interazione tra configurazioni culturali ortogonali e complessità istituzionale, e suggerisce implicazioni teoriche per la costruzione di modelli di governance, di formazione e di supporto alla dirigenza, orientati alla sostenibilità sistemica del ruolo e al mantenimento del benessere organizzativo.
School principals’ burnout represents one of the main emerging challenges in contemporary educational organizations, increasingly characterized by high regulatory, managerial, and relational complexity. International literature highlights that this phenomenon cannot be solely attributed to individual variables but must be interpreted in light of the organizational and cultural dynamics that cross schools. In this context, the present contribution introduces and develops the concept of orthogonal cultures to analyze the coexistence of different cultural systems–professional, administrative, normative, and informal–that operate along non-aligned axes within schools. Through an integrated theoretical-critical analysis drawing on organizational studies, the sociology of education, and burnout research, this work explores how the lack of integration among orthogonal cultures may generate decision-making overload, role ambiguity, and chronic stress in the leadership function. Simultaneously, the study proposes a reinterpretation of cultural plurality as a potential preventive leverage, if supported by organizational devices, distributed leadership practices, and mechanisms of symbolic and operational mediation. The contribution develops a conceptual framework for understanding burnout in school leadership, emphasizing the interaction between orthogonal cultural configurations and institutional complexity, and suggests theoretical implications for the design of some governance models, training, and leadership support, aimed at the systemic sustainability of the role and the maintenance of organizational well-being.
Silvano Calvetto
Se è vero che il cinema costituisce un punto di osservazione utile per guardare il passato, focalizzare l’attenzione sui film con protagonisti i bambini degli anni Settanta e Ottanta può aiutarci a comprendere aspetti significativi della società italiana dell’epoca, soprattutto a partire dall’ideologia dell’infanzia costruita dal mondo adulto. Un’epoca nella quale si manifesta tutto un campo di tensioni relativo al confronto tra il pubblico e il privato, che investe i rapporti intergenerazionali, le dinamiche familiari e gli stessi vissuti infantili nella loro dimensione quotidiana. Osservare tali tensioni attraverso la lente del cinema consente di cogliere aspetti rilevanti dei processi educativi in atto, compresi gli elementi di opacità e contraddizione che li attraversano.
Whilst it is true that cinema provides a useful vantage point from which to view the past, focusing on films featuring children from the 1970s and 1980s can help us understand significant aspects of Italian society at the time, particularly with regard to the ideology of childhood constructed by the adult world. This was an era marked by a whole range of tensions concerning the relationship between the public and private spheres, affecting intergenerational relationships, family dynamics and children’s own everyday experiences. Observing these tensions through the lens of cinema allows us to grasp key aspects of the educational processes at play, including the elements of ambiguity and contradiction that run through them.
Valeria Catania
Il contributo indaga la possibilità di riconfigurare le pratiche educative nell’orizzonte postumano, ripensando l’apprendimento quale processo ricorsivo di cocostruzione, in cui le infrastrutture algoritmiche intervengono nella generazione di significati e nella modulazione delle pratiche cognitive. In questa prospettiva, l’intelligenza viene intesa come fenomeno relazionale e distribuito, emergente dall’interazione dinamica tra soggetti umani, ambienti e sistemi artificiali. Ne deriva una pedagogia concepita come sapere delle interfacce, capace di rendere intelligibili e operabili le interdipendenze tra umano, tecnica e ambiente, orientando l’azione formativa all’interno di ecologie cognitive generative. L’integrazione dei principali framework internazionali – AI Literacy, DigCompEdu e UDL – si pone qui come banco di prova per delineare i Il contributo indaga la possibilità di riconfigurare le pratiche educative nell’orizzonte postumano, ripensando l’apprendimento quale processo ricorsivo di cocostruzione, in cui le infrastrutture algoritmiche intervengono nella generazione di significati e nella modulazione delle pratiche cognitive. In questa prospettiva, l’intelligenza viene intesa come fenomeno relazionale e distribuito, emergente dall’interazione dinamica tra soggetti umani, ambienti e sistemi artificiali. Ne deriva una pedagogia concepita come sapere delle interfacce, capace di rendere intelligibili e operabili le interdipendenze tra umano, tecnica e ambiente, orientando l’azione formativa all’interno di ecologie cognitive generative. L’integrazione dei principali framework internazionali – AI Literacy, DigCompEdu e UDL – si pone qui come banco di prova per delineare i
This paper explores the possibility of reconfiguring educational practices within a post-human framework, rethinking learning as a recursive process of co-construction, in which algorithmic infrastructures play a role in the generation of meaning and the modulation of cognitive practices. From this perspective, intelligence is understood as a relational and distributed phenomenon, emerging from the dynamic interaction between human subjects, environments and artificial systems. This gives rise to a pedagogy conceived as the knowledge of interfaces, capable of making the interdependencies between humans, technology and the environment intelligible and actionable, orienting educational practice within generative cognitive ecologies. The integration of the main international frameworks – AI Literacy, DigCompEdu and UDL – serves here as a testing ground, allowing us to outline the features of a pedagogical model that combines a critical understanding of intelligent systems, teaching professionalism geared towards the orchestration of complex environments, and educational design based on variability.
Emilio Conte
Il saggio analizza il confronto tra la nascente pedagogia marxista e l’attivismo pedagogico, soffermandosi in particolare sulle varie posizioni interne alla sezione pedagogica del Partito comunista italiano. Attraverso fonti archivistiche inedite, il contributo ricostruisce il dibattito tra una corrente ‘intransigente’, che subordinava i metodi educativi all’orientamento ideologico marxista, e una corrente ‘dialogante’, rappresentata soprattutto da Bruno Ciari, favorevole a un confronto più interlocutorio con l’attivismo. Il convegno incentrato su Struttura, contenuti e metodi della scuola obbligatoria, organizzato dall’Istituto Gramsci nel gennaio 1962, costituì in questo senso un momento importante tanto per la codificazione di un orientamento marxista nel campo dell’educazione quanto per una più delineata presa di posizione nei confronti dell’attivismo.
The essay analyses the contrast between the emerging Marxist pedagogy and pedagogical activism, focusing in particular on the various positions within the pedagogical section of the Italian Communist Party. Drawing on unpublished archival sources, the article reconstructs the debate between an ‘intransigent’ faction, which subordinated educational methods to Marxist ideological orientation, and a ‘dialoguing’ faction, represented above all by Bruno Ciari, who favoured a more open-ended engagement with activism. The conference focusing on Structure, Content and Methods of Compulsory Education, organised by the Gramsci Institute in January 1962, constituted in this sense an important moment both for the codification of a Marxist orientation in the field of education and for a more clearly defined stance towards activism.
Alice Femminini, Irene Stanzione, Anna Salerni
Il recente riconoscimento della supervisione professionale come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS) rende necessario chiarire il profilo del supervisore pedagogico, figura strategica ma ancora poco definita sul piano formativo e professionale. Questo contributo ricostruisce principali competenze, requisiti formativi e pratiche che caratterizzano questa figura, evidenziando al contempo ambiguità e lacune che ancora la attraversano. Sono presentati i principali risultati di un’indagine qualitativa-descrittiva condotta con 29 supervisori pedagogici attivi in diversi servizi educativi e formativi. Il supervisore si conferma come figura apicale che favorisce processi riflessivi attraverso pratiche situate e l’utilizzo di una molteplicità di strumenti. Le competenze chiave riguardano la gestione dei gruppi, la riflessività epistemica e la costruzione di setting generativi. Infine, emergono alcune criticità legate alla mancanza di un modello pedagogico condiviso, all’assenza di percorsi formativi specifici e a un riconoscimento istituzionale ancora debole.
The recent recognition of professional supervision as an Essential Level of Social Services (LEPS in Italian) makes it necessary to clarify the profile of the pedagogical supervisor, a strategic role that remains poorly defined in terms of training and professional standards. This paper outlines the key competencies, training requirements and practices that characterise this role, whilst highlighting the ambiguities and gaps that still persist. The main findings of a descriptive qualitative study conducted with 29 pedagogical supervisors working in various educational and training services are presented. The supervisor is confirmed as a key figure who fosters reflective processes through situated practices and the use of a variety of tools. Key competencies relate to group management, epistemic reflexivity and the creation of generative settings. Finally, a number of critical issues emerge, linked to the lack of a shared pedagogical model, the absence of specific training programmes and institutional recognition that remains weak.
Emanuele Liotta
Il contributo esplora l’intreccio tra educazione estetica e pedagogia delle differenze rileggendo l’opera teatrale di Federico García Lorca alla luce del pensiero pedagogico di Riccardo Massa. Senza sottovalutare il valore dell’espressione letteraria, il teatro lorchiano si configura come dispositivo educativo capace di dare voce alle soggettività marginali e di mettere in discussione le categorie normanti di identità, genere e sapere. A partire dalle riflessioni di Massa sul teatro come esperienza liminale, segnata dal corpo, dal disordine e dalla crisi, l’analisi mostra come la scena lorchiana diventi simbolico di risonanza e trasformazione. Anche l’esperienza della Barraca, la compagnia teatrale guidata da Lorca che portò il teatro nei pueblos della Spagna repubblicana, rappresenta un caso emblematico di pedagogia democratica e popolare, in cui l’estetico si intreccia con l’impegno civile, in continuità con le pratiche di emancipazione. La drammaturgia di Lorca, dalla trilogia rurale (Bodas de sange, Yerma, La casa de Bernarda Alba) ai testi più sperimentali (El maleficio de la mariposa, El público, Asì que pasen cinco años), mette in scena figure eccentriche, desideranti e vulnerabili, producendo un’estetica della differenza che educa attraverso la perturbazione, il conflitto e la visibilizzazione delle alterità. In dialogo con Arendt, Zambrano, Butler e Gadamer, è possibile evidenziare come il teatro lorchiano non offra contenuti prescrittivi ma occasioni di esperienza estetica ed etica, capaci di destabilizzare certezze normative e aprire mondi del possibile. Rileggere Lorca attraverso Riccardo Massa significa allora recuperare una concezione formativa dell’arte che non addomestica la crisi ma la assume come terreno generativo di soggettivazione e libertà: un’educazione estetica che, nella cornice di Massa, si fa clinica ed ermeneutica, luogo di cura, di interpretazione delle forme del reale, di resistenza culturale.
The paper explores the intertwining of aesthetic education and pedagogy of differences by rereading Federico García Lorca’s theatrical works in the light of Riccardo Massa’s pedagogical thought. Without underestimating the value of literary expression, Lorca’s theatre is configured as an educational device capable of giving voice to marginal subjectivities and questioning the normative categories of identity, gender and knowledge. Starting from Massa’s reflections on theatre as a liminal experience, marked by the body, disorder and crisis, the analysis shows how the Lorca scene becomes symbolic of resonance and transformation. The experience of Barraca, the theatre company led by Lorca that brought theatre to the pueblos of republican Spain, is also an emblematic case of democratic and popular pedagogy, in which aesthetics are intertwined with civil commitment, in continuity with emancipatory practices. Lorca’s dramaturgy, from the rural trilogy (Bodas de sange, Yerma, La casa de Bernarda Alba) to the most experimental texts (El maleficio de la mariposa, El público, Asì que pasen cinco años), stages eccentric, desiring and vulnerable figures, producing an aesthetic of difference that educates through the perturbation, conflict and visibility of otherness. In dialogue with Arendt, Zambrano, Butler and Gadamer, it is possible to highlight how Lorca’s theatre does not offer prescriptive content but opportunities for aesthetic and ethical experience, capable of destabilizing regulatory certainties and opening up worlds of the possible. Rereading Lorca through Riccardo Massa therefore means recovering a formative conception of art that does not domesticate the crisis but assumes it as a generative terrain of subjectivation and freedom: an aesthetic education that, in the framework of Massa, becomes clinical and hermeneutic, a place of care, of interpretation of the forms of reality, of cultural resistance.
Emiliano Macinai, Anna Rita Piazza
Il contributo riflette sul ciclo di seminari hands-on ‘Colori e forme dell’infanzia’, realizzato presso il Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria dell’Università di Firenze nell’ambito del progetto POT CARE. Il percorso nasce come dispositivo di orientamento in itinere rivolto agli studenti e alle studentesse prossimi alla conclusione del percorso universitario, con l’obiettivo di promuovere una maggiore consapevolezza rispetto alla professionalità educativa nella scuola dell’infanzia. La proposta formativa integra approfondimenti teorici interdisciplinari e attività laboratoriali esperienziali, configurando uno spazio di raccordo tra riflessione pedagogica e pratica educativa. Particolare attenzione viene dedicata al dispositivo simbolico fondato sull’associazione tra colori, forme ed esperienza formativa. La richiesta di attribuire elementi simbolici ai contenuti e alle risonanze emerse durante gli incontri viene interpretata come una strategia di mediazione pedagogica capace di sostenere processi di rielaborazione personale dell’esperienza. In questa prospettiva, colori e forme non assumono una funzione meramente espressiva, ma diventano strumenti attraverso cui i partecipanti attribuiscono senso ai contenuti affrontati e al proprio futuro ruolo professionale. Il ciclo di seminari viene così letto come un dispositivo formativo orientato a valorizzare esperienze partecipative e situate, nelle quali gli studenti sono coinvolti attivamente nella costruzione del proprio percorso di apprendimento. L’articolo si sofferma inoltre sul potenziale delle pratiche laboratoriali nella formazione iniziale degli insegnanti, evidenziandone il ruolo nel rafforzare il rapporto tra teoria e pratica e nel sostenere la costruzione dell’identità professionale docente.
This paper reflects on the hands-on seminar cycle ‘Colors and Shapes of Childhood’, developed within the Primary Teacher Education degree programme at the University of Florence as part of the POT CARE project. The initiative was conceived as an in-service guidance device addressed to students approaching the conclusion of their university studies, with the aim of fostering greater awareness of educational professionalism in early childhood education. The educational proposal integrates interdisciplinary theoretical insights and experiential workshop activities, creating a space of connection between pedagogical reflection and educational practice. Particular attention is devoted to the symbolic device based on the association between colours, shapes, and educational experience. The request to attribute symbolic elements to the contents and resonances emerging during the seminars is interpreted as a pedagogical mediation strategy capable of supporting processes of personal elaboration of experience. From this perspective, colours and shapes do not merely serve an expressive function, but become tools through which participants attribute meaning to the topics addressed and to their future professional role. The seminar cycle is therefore interpreted as a formative device aimed at enhancing participatory and situated experiences, in which students are actively involved in the construction of their own learning pathway. The article also reflects on the potential of workshop-based practices in initial teacher education, highlighting their role in strengthening the relationship between theory and practice and in supporting the construction of professional teacher identity.
Insegnamento della religione cattolica: a che punto siamo? Una bibliografia ragionata degli ultimi anni
Il presente contributo si propone di illustrare lo stato dell’arte dell’Insegnamento della religione cattolica (Irc) a quarant’anni dal suo ingresso nella scuola pubblica, così come traspare da una rassegna bibliografica ragionata. Tale rassegna ci restituisce, in qualche modo, una poliedricità di punti di vista, di pregi e debolezze dell’Irc e ci consente di intravedere il sentiero nel quale, già da qualche tempo, l’Irc sembra essersi incamminato. Dopo aver esplicitato (e motivato) la tipologia dei testi presi in considerazione e le diverse stagioni bibliografiche, il contributo mostra la varietà dei percorsi epistemologici, in parte non nuovi, ma anche la diversità delle questioni affrontate, alcune delle quali più consonanti con i temi rilevanti della contemporaneità. Si tratta di evidenziare la prova del cambiamento dell’Irc o, quantomeno, dell’incontro dell’Irc con i diversi campi del sapere, sia quando esso è il tema in oggetto, sia quando è posto all’interno di discorsi più complessi.
This paper aims to describe the situation of Catholic Education (Irc), forty years after its introduction in public schools, through a reasoned bibliographic review. This review, somehow, reveals a variety of perspectives, virtues and vulnerabilities of this Education, and allows us to glimpse the path that Catholic Education seems to have been following for some time. After explaining (and justifying) the typology of texts considered and the various bibliographical periods, the paper demonstrates the variety of epistemological approaches, some of which are not new, but also the diversity of the questions addressed, some of which are more related with relevant contemporary issues. The aim is to highlight evidence of Education’s evolution or, at least, its encounter with different fields of knowledge, both when it is the subject in question and when it is framed within more complex discourses.
Anselmo R. Paolone
Il contributo propone una rilettura di alcuni nuclei teorici del pensiero di Jerome Bruner per interpretare criticamente gli effetti cognitivi e simbolici dell’intelligenza artificiale generativa (IAG). In particolare, vengono analizzati i concetti di pensiero narrativo, pensiero paradigmatico e categorizzazione, mettendoli in relazione con il fenomeno del cognitive offloading, ossia la progressiva delega di funzioni cognitive ai sistemi artificiali. Attraverso il confronto con autori come Horkheimer, Adorno, Stiegler e Hayles, l’articolo sostiene che le IAG non si limitano a produrre contenuti, ma tendono a esternalizzare processi di mediazione narrativa e costruzione del significato che, nella prospettiva bruneriana, sono fondamentali per la formazione della soggettività. Viene inoltre discusso il problema della fragilità della referenza, delle allucinazioni dei modelli linguistici e del cosiddetto ‘accerchiamento comunicazionale’.
This article revisits key concepts from Jerome Bruner’s thought in order to critically examine the cognitive and symbolic implications of generative artificial intelligence (GAI). Special attention is devoted to the notions of narrative thought, paradigmatic thought, and categorization, which are analyzed in relation to the phenomenon of cognitive offloading, namely the progressive delegation of cognitive functions to artificial systems. Drawing on the work of authors such as Horkheimer, Adorno, Stiegler, and Hayles, the paper argues that GAI not only produces symbolic content but also externalizes processes of narrative mediation and meaning-making that, in Bruner’s perspective, are essential to human subjectivity. The discussion further addresses the fragility of reference, the phenomenon of AI hallucinations, and the emergence of a form of ‘communicational encirclement’.
Andrea Pintus, Elisa Zobbi
A partire dalle Linee di indirizzo nazionali per l’accoglienza dei minorenni nei servizi residenziali, il contributo esplora le finalità che orientano il lavoro educativo nelle comunità socioeducative per minorenni, interrogando il modo in cui educatrici ed educatori danno senso alla propria identità professionale, alle pratiche quotidiane e agli esiti del proprio agire. Lo studio, di tipo esplorativo-qualitativo, ha coinvolto tre comunità delle province di Parma e Piacenza. Le trascrizioni dei focus group condotti con gli educatori e le educatrici delle comunità sono state sottoposte ad analisi tematica del contenuto, condotta tramite il software MaxQDA. L’analisi mostra come le finalità educative, pur orientate a una dimensione futura, diventino riconoscibili soprattutto nel ‘qui ed ora’ della vita comunitaria: nella reciprocità della relazione, nella stabilizzazione delle routine, nella possibilità di ri-significare la propria storia e nello sviluppo di competenze comunicative e autoregolative.
Starting from the National Guidelines for the Minors in Residential Care, this study explores the aims that guide educational work in socio-educational services for minors, examining how educators make sense of their professional identity, their daily practices and the outcomes of their actions. This exploratory-qualitative study involved three communities in the provinces of Parma and Piacenza. The transcripts of the focus groups conducted with the educators in the communities were subjected to thematic content analysis, carried out using MaxQDA software. The analysis shows how educational aims, whilst oriented towards the future, become most recognisable in the ‘here and now’ of community life: in the reciprocity of relationships, in the establishment of routines, in the possibility of reinterpreting one’s own history, and in the development of communication and self-regulation skills.
Maria Ratotti, Chiara Carla Montà
Il contributo propone una lettura pedagogica critica del rapporto tra educazione alla cittadinanza, competenze trasversali e istruzione e formazione professionale (VET/IeFP) alla luce dei più recenti quadri istituzionali in materia. Se da un lato tali cornici riconoscono la centralità di dimensioni socio-emotive, relazionali e democratiche nella formazione, dall’altro la VET continua spesso a essere letta entro una razionalità neoliberale centrata su occupabilità, adattabilità e performance. Il paper mette in evidenza questa tensione e propone di ripensare la formazione professionale attraverso la prospettiva dell’apprendimento situato, assumendola come spazio in cui competenze, soggettività professionale e cittadinanza democratica si co-costruiscono. Colmando il divario tra addestramento tecnico e saperi concettuali, i percorsi VET possono emanciparsi dal rischio di perpetuare disuguaglianze sistemiche, configurandosi come spazi intrinsecamente democratici volti alla costruzione di soggettività professionali critiche, consapevoli e socialmente responsabili. La posta in gioco, dunque, non è aggiungere contenuti civici ai curricoli, ma interrogare quale idea di soggetto, lavoro e democrazia venga prodotta negli stessi percorsi formativi.
The paper offers a critical pedagogical reading of the relationship between citizenship education, transversal skills, and vocational education and training (VET/IeFP) in light of the most recent institutional frameworks in this field. While these frameworks, on the one hand, recognize the centrality of socio-emotional, relational, and democratic dimensions in education, VET is still often interpreted through a neoliberal rationality focused on employability, adaptability, and performance. The contribution highlights this tension and proposes rethinking vocational education through the lens of situated learning, framing it as a space where competencies, professional subjectivity, and democratic citizenship are co-constructed. By bridging the gap between technical training and conceptual knowledge, VET pathways can move beyond the risk of perpetuating systemic inequalities, instead emerging as intrinsically democratic spaces aimed at fostering critical, self-aware, and socially responsible professional subjectivities. What is ultimately at stake, therefore, is not simply the addition of civic content to curricula, but rather a deeper questioning of the very notions of subject, work, and democracy that are produced within educational pathways themselves.
Agnese Rosati, Keren Ponzo
Il contributo propone uno sguardo critico-riflessivo sulle disuguaglianze come fenomeno strutturale della contemporaneità: classificazioni gerarchiche che, in un quadro planetario, mortificano lo slancio vitale dei soggetti e soffocano la potenza del divenire. Attraverso un intreccio di questioni storico-filosofiche, politiche e culturali – da Axelos a Beck, da Braidotti a Deleuze – il testo interroga il ruolo della pedagogia nel passaggio dalla disuguaglianza che separa alla differenza che trasforma. In questa prospettiva vengono proposte la transilienza e il pensiero critico come categorie pedagogiche: la prima designa la capacità di applicare conoscenze ed esperienze acquisite in un contesto diverso da quello in cui sono state originariamente maturate, producendo trasformazioni che si proiettano verso contesti ulteriori non prevedibili al momento dell’incontro; il secondo rappresenta la disposizione del soggetto a interrogare le premesse del proprio sapere e a resistere alla riduzione della complessità a superficie. È nell’attraversamento delle disuguaglianze – non nella loro rimozione – che pensiero critico e transilienza rivelano la loro forza pedagogica congiunta e delineano il profilo di un soggetto transiliente.
This contribution offers a critical and reflective perspective on inequalities as a structural phenomenon of contemporary life: hierarchical classifications that, within a planetary framework, mortify the vital drive of subjects and stifle the power of becoming. Through an interweaving of historical-philosophical, political and cultural questions – from Axelos to Beck, from Braidotti to Deleuze – the text interrogates the role of pedagogy in the passage from the inequality that separates to the difference that transforms. Within this perspective, transilience and critical thinking are proposed as pedagogical categories: the former designates the capacity to apply knowledge and experience acquired in a context that differs from the one in which they were originally developed, producing transformations that project towards further contexts not foreseeable at the moment of encounter; the latter represents the disposition of the subject to interrogate the premises of its own knowledge and to resist the reduction of complexity to surface. It is in the traversal of inequalities – not in their removal – that critical thinking and transilience reveal their combined pedagogical force and delineate the profile of a transilient subject.
Samantha Tedesco
Il contributo, attraverso la presentazione di una ricerca qualitativa e dei suoi risultati, analizza la condizione dei care leavers, giovani che, al raggiungimento della maggiore età, escono da percorsi di accoglienza fuori dalla famiglia d’origine e affrontano la transizione alla vita adulta spesso privi di adeguate reti di supporto. A partire da una prospettiva centrata sulla vulnerabilità di tali percorsi, la ricerca indaga il ruolo della partecipazione durante l’esperienza di accoglienza come possibile fattore chiave nella preparazione all’autonomia. Attraverso il confronto con la letteratura e l’ascolto delle esperienze di giovani e professionisti, lo studio si colloca nel quadro nazionale e internazionale della ricerca sull’alternative care e il leaving care esplorando il valore di approcci educativi child right based. Il percorso di ricerca ha messo in evidenza come la partecipazione rappresenti un elemento strategico nei processi di tutela e accompagnamento dei ragazzi, ma al contempo una dimensione fragile e complessa da realizzare concretamente. La partecipazione si configura non solo come un diritto, ma come un principio metodologico che attraversa l’intero sistema di cura e protezione, richiedendo un costante equilibrio tra dimensione etica, organizzativa e relazionale. Oltre alla presentazione dei risultati della ricerca, il contributo delinea alcune possibili piste di intervento, con l’obiettivo di favorire una maggiore integrazione tra ricerca scientifica e pratica educativa.
This paper through the presentation of qualitative research and its findings, analyses the situation of care leavers – young people who, upon reaching the age of majority, leave care settings outside their family of origin and face the transition to adulthood often without adequate support networks. Starting from a perspective centred on the vulnerability of these pathways, the research investigates the role of participation during the care experience as a possible key factor in preparing for independence. Through a review of the literature and by listening to the experiences of young people and professionals, the study situates itself within the national and international framework of research on alternative care and leaving care, exploring the value of child rights-based educational approaches. The research highlighted how participation is a strategic element in the processes of protecting and supporting young people, but at the same time a fragile and complex dimension to implement in practice. Participation is not only a right, but also a methodological principle that runs through the entire care and protection system, requiring a constant balance between ethical, organisational and relational dimensions. In addition to presenting the research findings, this paper outlines some possible avenues for intervention, with the aim of fostering greater integration between scientific research and educational practice
Matteo Umbro
Il contributo prende in esame le linee guida e i documenti di indirizzo sull’uso dell’intelligenza artificiale generativa pubblicati dalle università statali italiane nel periodo 2023–2025, considerandoli come pratiche discorsive attraverso cui l’Intelligenza Artificiale viene costruita e problematizzata nei suoi impieghi formativi. L’analisi, di natura qualitativa, si avvale del dispositivo interpretativo «What’s the Problem Represented to be?» (WPR), interrogando i testi nelle modalità con cui definiscono l’oggetto, ne presuppongono le condizioni di intelligibilità e ne producono effetti sul piano soggettivo e pratico. Ne emerge un quadro articolato in configurazioni discorsive entro le quali l’IA è alternativamente inscritta come strumento ancillare subordinato al primato umano, come fattore di tensione per i dispositivi di integrità e valutazione accademica e come orizzonte di innovazione didattica e inclusione. Tali configurazioni contribuiscono a delineare differenti modalità di iscrizione dell’IA nell’esperienza universitaria, lasciando per lo più sullo sfondo il nesso tra ricerca, didattica e finalità dell’istituzione.
This article examines the guidelines and policy documents on the use of generative artificial intelligence issued by Italian public universities between 2023 and 2025, approaching them as discursive practices through which AI is constructed and problematized in its educational uses. The study adopts a qualitative perspective and draws on the «What’s the Problem Represented to be?» (WPR) framework, interrogating the texts in terms of how they define their object, presuppose its conditions of intelligibility, and produce effects at the subjective, practical, and discursive levels. The analysis does not yield a unitary representation, but rather a set of recurring, non-mutually exclusive configurations, within which AI is variously inscribed as an ancillary tool subordinated to human primacy, as a source of tension for academic integrity and assessment practices, and as a horizon of pedagogical innovation and inclusion. These configurations shape different ways of situating AI within the university context, while largely leaving implicit the relationship between research, teaching, and the institutional aims of higher education.
María-Jesús Martínez-Usarralde, Joshua Beneite Martí
Il presente articolo analizza le convergenze e le divergenze tra il Postumanesimo (Ph) e le proposte dell’UNESCO sull’Educazione alla Cittadinanza Globale (ECG), concentrandosi sul suo rapporto Reimmaginare i nostri futuri insieme: un nuovo contratto sociale per l’educazione. A tal fine, si contrappone il postumanesimo – basato su ontologie relazionali, sul decentramento del soggetto e sull’ibridazione tecnologica emancipatoria – al transumanesimo, definito come un prolungamento dell’umanesimo antropocentrico e tecnosoluzionista. Attraverso un esercizio ermeneutico basato su cinque categorie di analisi, il testo rivela che, sebbene l’UNESCO mantenga ‘fantasmi’ radicati nell’umanesimo tradizionale (come l’approccio economicista, la fondazione antropocentrica dei diritti umani e la paura del collasso), mostra anche una svolta decisa verso il Ph. Ciò è evidente nella promozione della decolonizzazione curricolare, nella messa in discussione dell’eccezionalismo umano e nel riconoscimento della biosfera come attore pedagogico. Infine, viene proposta una roadmap ‘iperstiziosa’ che sostiene un’ipocittadinanza e un’ontologia discendente. In questo modello, la cittadinanza smette di essere uno status individuale per diventare un processo di divenire collettivo e multispecie, strutturato in assemblaggi ecotecnologici interdipendenti e una responsabilità politica accresciuta.
This article analyzes the convergences and dissonances between Posthumanism (Ph) and UNESCO’s proposals on Global Citizenship Education (GCED), focusing on its report, Reimagining our futures together: a new social contract for education. To this end, Posthumanism–based on relational ontologies, the decentering of the subject, and emancipatory technological hybridization–is contrasted with Transhumanism, which is defined as an extension of anthropocentric and techno-solutionist humanism. Through a hermeneutic exercise based on five categories of analysis, the text reveals that, while UNESCO maintains ‘ghosts’ rooted in traditional humanism (such as the economic approach, the anthropocentric foundation of human rights, and the fear of collapse), it also demonstrates a significant shift toward Ph. This is evidenced by its promotion of curricular decolonization, the questioning of human exceptionalism, and the recognition of the biosphere as a pedagogical actor. Finally, a ‘hyperstious’ roadmap is proposed, advocating for hypo-citizenship and a subsequent ontology. In this model, citizenship ceases to be an individual status and becomes a process of collective and multi-species becoming, structured in interdependent ecotechnological assemblages and heightened political responsibility.
Maria Volpicelli
Dell’insegnamento della storia (1876) è l’unica monografia didattica di Labriola e si colloca pienamente nell’orizzonte teorico della tradizione herbartiana, alla quale l’autore attinge per rielaborare i nuclei fondamentali dell’istruzione educativa. L’opera mette in rilievo la formazione armonica degli interessi e la progressione formale del processo di apprendimento, che Labriola traduce nella triade dichiarazione-esposizione-svolgimento. Integrando psicologia, etica e teoria dell’istruzione, il saggio configura la didattica come attività ordinata capace di generare attività interiore e di orientare stabilmente la crescita intellettuale e morale. Ne emerge una rielaborazione originale dell’eredità herbartiana, che colloca l’istruzione al centro del processo formativo e la assume come principio dinamico della cultura dello spir
Dell’insegnamento della storia (1876) is Labriola’s only didactic monograph and is fully in tune with the theoretical horizon of the Herbartian tradition, from which the author draws inspiration in order to rework the fundamental cores of educational teaching. The work highlights the harmonious formation of interests and the formal progression of the learning process, which Labriola translates into the triad dichiarazione–esposizione–svolgimento. By integrating psychology, ethics, and educational theory, the essay defines teaching as an organised activity capable of generating internal activity and stably orienting intellectual and moral growth. What emerges is an original reworking of the Herbartian legacy, which places education at the center of the formative process and assumes it as a dynamic principle of the cultivation of the spirit.
Hanno collaborato a questo numero de «I Problemi della Pedagogia»:
G. ANGELONI, J. BENEITE MARTÍ, S. CALVETTO, V. CATANIA, E. CONTE, A. FEMMININI, E. LIOTTA, E. MACINAI, A. MARRONE, M.-J. MARTÍNEZ-USARRALDE, C. C. MONTÀ, P. G. NASCENTI, A. R. PAOLONE, A. R. PIAZZA, A. PINTUS, K. PONZO, M. RATOTTI, A. ROSATI, A. SALERNI, I. STANZIONE, S. TEDESCO, M. UMBRO, M. VOLPICELLI, E. ZOBBI